Ha la voce grossa, mia madre

incide nell’anima

le scritte rimangono anche quando

la nebbia rende confusa la strada.

Mia madre, canta

e la sua voce è melodia

a ricordo del tempo sereno

a preghiera, la sera.

Mai scorderò la Madre per eccellenza

“Ave Maria”, dici: è il mantello

consolatore, è la porta del paradiso.

Tu mia madre,

sei l’aria che respiro, l’acqua

che scorre tra le lacrime,

sei la terra dove poso i piedi

calda, terra natia.

Sono mia madre come muove le labbra

un sorriso assomiglia al tuo

e la voce è vibrante tra l’aria del giardino.

La carne non tradisce la strada

cammina lungo vie

per l’eternità, nel cuore

di chi ci ha generato

e nelle parole scritte

su qualche foglio

ormai ingiallito.

A mia madre.

Chiara

Dolce compagnia dei giorni

di nebbia, aggrovigliata tra

le dune del deserto e steli

lacerati dal vento, in agonia

dei giorni perduti.

Mi strappi urla innocenti

in un mare di indifferenza,

dov’è l’apparternenza

ai petali, allo stelo, al pistillo?

Sono radici i miei capelli

non sventolano nell’aria

si stringono in una terra

arida e dura.

Ed è miele la linfa

che mi porti

a vedere il sole

tra le righe del foglio

un’orchestra di mani

ad  accarezzarmi l’anima.

Chiara

Sottile il pensiero

che avvolge le labbra

ancora dischiuse.

Fiato, il tuo, il mio

in silenzio, tutt’uno.

L’incontro velato

appena sfiorate

poi…

morire d’estasi è

l’avvolgente seduzione.

Timidamente, crescendo

di ritmo: un battito, uno scoppio

la corsa del nettare

al cuore e ancora, il sospiro

di fiore, s’apre a donare il frutto.

Chiara

Sorvolo inutili sguardi

lasciando ciglia sospese

ad osservare gli aquiloni;

lunghe scie bianche

di bisbigli fragili e silenzio.

Volo leggero: amore, dolore

lasciano il solco alla ruga, a preghiera

il volto di Maria, pace e serenità

dono l’averti incontrato.

Il buio di quell”aquilone  scuro

che plana pesantemente sul cuore

aggrovigliando i fili di una vita

fatta di sbagli, innocenti  punteruoli

a scalfrire le membra.

Aquiloni d’acqua fresca e risate

portate dal vento a quietare gli animi.

Ed è vita a spiegare lembi di teli

colorati all’insegna dell’amore

che nasce e muore come il seme

per dare il frutto.

Così morire un poco per donare

virgulti.

Chiara

Se io potessi tessere parole

al vento e raccogliere gemme

nel sole, sarei preziosa

al canto soave di un fringuello.

 

Come dipinto d’acquarello

di colori tenui è l’animo

mio appena sfiorato

da te che canti alla luce

e sospiri nella notte.

 

Uno sgravio d’occhi

tra i rami recisi e nei filari

di vigna in attesa

l’aria nuova al battere d’ali

di una rondine che passa.

 

Hai lasciato ai solchi sudati

di zolle fresche, l’amore

che piano fiorirà tra lunghe

strade di amari freddi

 

l’abbraccio di un virgulto

da curare come allora quando

giovane e bella nelle sere di festa

coloravi la vita.

 

Ed io mi piego al volere

del tempo che cambia

equinozio, libera di scorrere

tra i rivoli di un ruscello

a nutrire gli affanni.

Chiara

…dovrei conoscreti?

Ti conosco con gli occhi

del cuore, a pelle

non sento il ruvido palmo

ascolto il fruscio dei sospiri

e le risate colmano il vuoto

intrappolando lungo la vallata

il dolore: ululato di pensieri

vissuti a roccia di dirupo, scendere

a morena oltre l’abisso.

Ti ho già incontrato

a volte di sfuggita, tra un buon giorno

e un arrivederci.

Dentro fragili momenti

al limite della strada

mentre osservo il cielo

a primavera tra le lacrime

a dire addio

ad un alito di vento.

 

Chiara

Se tu camminassi sopra i miei capelli

non sapresti dov’è il tuo orizzonte.

Se tu scorressi nelle mie vene

non sapresti la profondità del tuo calore.

 

Se ognuno camminasse nel suo io

saremmo tutti più saggi?

 

Hai scorso nella mia ottica

il tuo sguardo, ti sei perso.

Hai passato i palmi sopra la mia pelle

il D.N.A. si è confuso all’abbraccio.

 

Sarò soltanto me stessa o

ti lascerò entrare?

 

Nell’odore del mio sentire

annusi l’aria, è primavera

anche per te? E’ soltanto estasi

il rialzo termico.

 

Metterò sottili veli

al mio io, sarò visibile

all’occhio del cuore.

E tu sarai con me?

 

Chiara

 

 

 

Non ho recinzioni

tutti liberi i tulipani

ho cercato tra i ricordi

sospiri di sereno.

Parlano le fotografie

di rosa antico

di colori sfumati

posso accarezzare

le margherite anche d’inverno

con  pastelli faccio disegni

desideri lontani

trascinati dalla neve.

Chiara

C’è aria di festa

c’è sorriso di gemma:

traspare il velo dell’ alba

al mattino, tra la rugiada e

l’impronta del merlo a beccare.

In fermento la clorofilla

barba appena spuntata

all’adolescente nocciollo.

Trasuda di nuovo, il nido,

scricchiolii di paglia;  tra il becco

un rametto di vischio secco

il bacio della tortora

attenta al domani,

stagione di sogni.

Chiara

E’ il rumore sordo

delle ciaspole a scricchiolare

sul bianco tappeto.

L’occhio è incantato nella meraviglia

di stelle a ghirlanda sui rami.

E’ un mondo di fiaba tra pioppi e faggeti.

Il richiamo del vento s’insinua tra il nocciolo,

dispettoso spettina il Salice Piangente, che

prega lo specchio:- Lasciami andare!

Tutto è silente, non c’è vita

apparente: solo il ghiaccio

a imprigionare il fiato.

S’inchinano le spighe

di Muscantus Sinensi: a corona le felci,

rigide all’ego le canne,

sembrano spettegolare

dei merli (oltre che contare giorni),

unici a beccare tra fili d’erba gelata.

Ancora un passo sul sentiero

nascosto; solo a ricordo

continuo a camminare.

Cornice di tempo statico in luoghi

in fermento nella stagione allegra.

Il Phone, fuori tempo, sibila

giù dal passo a cambiare paesaggio.

La riva all’ombra dei pensieri

si affretta a lasciare il palmo

all’imbrunire mentre tra loro,

le impronte sono sole, a indicare

il mio passaggio.

 

Chiara

 

 

 

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