Archivio per gennaio 2026

Per non dimenticare

gennaio 27, 2026

Foto presa dal web.

A fatica i piedi ricostruiscono,
l’importante è ricordare

Uscirono tutti
in fila

scarpe
dove i piedi
piangevano

anime senza tempo
cuori persi
sui vagoni
stipati

Il tempo si fermò,
accasciato
sui mucchietti
di corpi scomposti
senza nomi

Famiglie divise
e distrutte
umanità smarrita

tutto inciso
sui numeri
su pelle

L’amore?
Tornare a casa
e ricominciare a vivere

ricostruire quel poco
ancora attaccato
all’anima
mai dimenticata

Chiara

La calma che mi trattiene.

gennaio 25, 2026

Foto personale.

già, cambiando casa 
si stravolge tutto.

Quel velo di cielo 
grigio al cuore,

il letto tenero 
al ricordo d’infanzia, 
carezze e dolori 
come un gomitolo 
impigliato tra i ricordi.

Fa bene ogni tanto 
il sapore di ieri, 
amaro e dolce, 
in attesa 
che le ore vadano 
al loro posto

Grattacieli grigi 
addosso alle strade,

anche dentro 
la mia tranquillità
apparente.

Chiara

Una foglia che cade.

gennaio 19, 2026

Foto personale. Lago di Endine Monasterolo.

Tristezza che spezza
una lacrima,
nel vuoto la solitudine.

Una che non risponde
più al mio nome,
come una foglia
senza linfa, che vive
così di solitudine.

E’ la malinconia,
per averti perso
nel mare di una goccia
che cade.

Chiara

L’attesa colora il freddo.

gennaio 14, 2026

Foto personale. Lago di Endine, Monasterolo.

Il sole è sceso
tra il ghiaccio
illumina le scie
e le colora.
Il freddo è silenzioso
zittisce il verso
che vuole sciogliere
quel sonoro, muto,
al lago che ha una coltre
spessa da riempire.

L’attesa si fa complice
e arrossisce nell’imbrunire.

Chiara

Il chiarore che resta.

gennaio 4, 2026

Foto personale.

Vorrei tornare
a far capriole.
sdraiarmi sulla sabbia e giocare
con le biglie.

Vorrei andare avanti
nel tempo di domani
a cantare, e il cielo più blu
nel silenzio dei giorni
ferma la fantasia
che sia mia, di ieri

quel vento ad arricciare
capelli davanti allo specchio
l’onda ritorna portando stelle
che poi son cavalloni
con schiuma bianca
a saltare con i gabbiani
mentre tutto è di ieri
il sole va via

e resta solo il chiarore
che indugia sull’acqua, 
un filo d’oro che scivola 
tra le impronte lasciate a metà.

Allora mi fermo, 
ascolto il rumore che rimane, 
quel miscuglio di sale e memoria 
che non chiede di scegliere 
tra ieri e domani.

E forse è lì, 
in quel punto che sfuma, 
che torno davvero: 
dove il gioco diventa respiro 
e l’onda, ritirandosi, 
mi riconosce. 

Chiara


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